NEONATI GRAVIDANZA E MATERNITA'

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PARTO, TECNICHE DI INDUZIONE

Non sempre il travaglio comincia o finisce come dovrebbe. In questi casi, l’intervento medico può rivelarsi indispensabile per garantire la salute del bambino. Quando la futura mamma entra spontaneamente in travaglio, è perchè si scatenano una serie di cambiamenti ormonali e pressioni sui muscoli dell’utero, che stimolano l’espulsione.
Il parto, però, può anche essere indotto.
Quando si fa ricordo al parto indotto, le tecniche sono di due tipi: farmacologiche e non.

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Nel primo caso, quello delle tecniche farmacologiche, si può ricorrere a:
- olio di ricino. Non tutti gli ospedali lo usano, anche se le linee guida nazionali lo consigliano in quanto è la tecnica meno invasiva in assoluto. Assunto come bevanda, esercita una blanda azione purgante poiché va ad agire sulla muscolatura dell’intestino e, di riflesso, fa contrarre la muscolatura uterina che a volte può essere sufficiente per dare avvio alle contrazioni;
- prostaglandine. Sono sostanze simili agli ormoni prodotti dall’organismo, che inducono la maturazione del collo e l’attività uterina. Sono applicate in versione sintetica, cioè ottenuta chimicamente, sotto forma di gel o di candelette, in vagina o nel collo dell’utero;
- ossitocina. Si sceglie quando c’è già un inizio di dilatazione del collo dell’utero. Viene iniettata per via endovenosa in modo da modulare la quantità di farmaco in base alle contrazioni e alla risposta del bebè, il cui benessere deve essere continuamente controllato tramite monitoraggio cardiotocografico in quanto il piccolo potrebbe non tollerare questo improvviso aumento di contrazioni. In tal caso, potrebbe rendersi necessario interrompere la somministrazione del farmaco e, talvolta, ricorrere al cesareo. Si fa ricorso all’ossitocina anche quando la donna ha rotto naturalmente il sacco amniotico ma il travaglio non si avvia entro 24-48 ore.

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Nel caso delle tecniche non farmacologiche, parliamo di:
- amnioressi. E’ la rottura manuale del sacco amniotico e serve a stimolare la produzione di prostaglandine, che innescano le contrazioni (cosa che avviene naturalmente quando il sacco si rompe da sé). E’ una pratica che può essere associata all’induzione con ossitocina, per aumentare l’efficacia e la riuscita dell’induzione.
- attività sessuale. Un altro metodo naturale che si consiglia alle mamme giunte a termine è di avere rapporti sessuali, perché nello sperma sono contenute prostaglandine; in più, la stimolazione dei capezzoli produce ossitocina, quindi entrambi i metodi possono essere utili per dare l’avvio al travaglio.

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In genere si ricorre all’induzione con troppa facilità e più spesso di quanto sarebbe necessario. A volte possono esserci ragioni organizzative dell’ospedale, altre volte una tendenza all’eccessiva medicalizzazione, che porta a intervenire anche quando non sarebbe indispensabile. Ma spesso dipende anche dalle mamme. Infatti ci sono mamme che, stanche di aspettare, chiedono di anticipare il parto con tecniche di induzione piuttosto che aspettare il compimento della 42° settimana. Altre, invece, preferiscono andare avanti ancora per qualche giorno in attesa che il travaglio si avvii spontaneamente, ma a questo punto è necessario che si esegua almeno una cardiotocografia al giorno e almeno una misurazione della quantità di liquido amniotico alla settimana.
Inoltre, è richiesto alla futura mamma il controllo dei movimenti del bambino durante la giornata.

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L’induzione, specie con l’ossitocina, non va mai presa alla leggera e proprio per questo qualunque tecnica può essere avviata solo previa accettazione da parte della donna, che dovrà firmare un consenso informato.

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