SALUTE BENESSERE

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MUSICOTERAPIA, IL SUONO COME FORMA D'AIUTO
 
Fin dagli albori della storia del genere umano, ogni popolo ha da sempre organizzato, in ogni tempo ed angolo del pianeta, manifestazioni musicali. Queste, spesso, hanno confermato il potere del suono e della musica sull'essere umano: già il mito della lira di Orfeo fa intendere l'utilizzo della musica a scopi terapeutici presso gli antichi Greci.

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Lo sciamano, sacerdote-medico, sapeva bene che il mondo è costituito secondo principi musicali, che la vita del cosmo e dell'uomo è dominata dal ritmo e dall'armonia, che la musica ha un potere incantatorio sulla parte irrazionale, che procura benessere e che nei casi di malattia può ricostituire l'armonia perduta. Platone ed Aristotele furono anche musicologi, convinti che le arti del ritmo contribuissero a migliorare la serenità interiore. Le applicazioni di tali principi, e, dunque, la nascita della musicoterapia come disciplina specifica, sono, invece, piuttosto recenti, e risalgono agli inizi del XX secolo.

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Già tra la fine dell'800 e gli inizi del '900 in alcune zone dell'America e dell'Europa furono inviati negli ospedali molti musicisti con l'intento di alleviare le sofferenze dei pazienti e sostenerne il morale. In seguito, negli Stati Uniti si sperimentarono i primi interventi di terapia con la musica con gruppi di reduci della Seconda Guerra Mondiale. Queste esperienze hanno poi portato al moltiplicarsi di tecniche musicoterapeutiche e di vere e proprie metodologie, oltre che all'ampliarsi dei campi di applicazione.

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In linea generale, medici e psichiatri fanno rientrare la musicoterapia all'interno delle terapie psicanalitiche rifacendosi alle teorie di Rolando Benenzon (Argentina) e Edith Lecourt (Francia). I musicisti, invece, nella maggioranza dei casi si avvicinano alla terapia includendo nei loro studi formativi elementi di psicologia e di pedagogia musicale avendo come punto di riferimento le esperienze di Juliette Alvin (Gran Bretagna), Paul Nordoff e Clive Robbins (USA) e Giulia Cremaschi Trovesi (Italia). La linea Benenzon-Lecourt ha come concetti base gli stessi della psicanalisi: si somministrano brani musicali pre-registrati (in alternativa, si utilizzano soprattutto strumenti musicali a percussione). La linea Alvin-Nordoff-Robbins-Cremaschi si serve, invece, del complesso mondo dei suoni come strumento per contattare il mondo interiore dell'altro che viene portato a scoprire le proprie potenzialità onde poter operare i cambiamenti necessari. In questo secondo caso il paziente è parte attiva della terapia, con il musicoterapeuta nella parte del “facilitatore” del processo di crescita.

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La musicoterapia si basa sul principio dell'Iso ("uguale"), che caratterizza l'identità sonora di un individuo. Questa, infatti, è composta da Iso universale (identità sonora che caratterizza tutti gli esseri umani, indipendentemente da un particolare contesto), Iso gestaltico (fenomeno sonoro che riassume il nostro vissuto sonoro dalla nascita fino al presente), Iso complementare (insieme di piccole modifiche che si attenuano ogni giorno in ogni seduta di musicoterapica) ed Iso gruppale (connesso allo schema sociale all'interno del quale l'individuo evolve).
Altro principio è quello dell'uso del suono come oggetto intermediario, cioè strumento di comunicazione in grado di agire terapeuticamente sul paziente in seno alla relazione, e come oggetto integratore, strumento di comunicazione in grado di integrare le dinamiche di comunicazione in un gruppo uniformandole. La musica, allora, si fa mezzo di comunicazione laddove le parole risultano inaccessibili.

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