NEONATI GRAVIDANZA E MATERNITA'

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MAMME NORVEGESI VIVONO MEGLIO

Sono loro, le norvegesi, le madri che possono vantare il miglior stato di benessere, nonchè la qualità migliore della vita dei loro bambini. A stabilirlo è un rapporto sullo stato delle madri nel mondo di Save the Children, associazione umanitaria presente in 27 Paesi.
Lo stesso rapporto ha piazzato l’Italia al 18esimo posto. Se, quindi, il nostro è considerato un Paese di "mammoni", è evidente che non è esattamente il Paese per le mamme.

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Le ragioni che vedono l'Italia fuori dalla top 15?
Innanzitutto, il "costo" di un figlio, con i conti che raramente quadrano per una giovane madre, soprattutto se ad aiutarla non ci sono i genitori. La sproporzione tra stipendio e costo di mantenimento di un figlio, infatti, in Italia è notevole.
Il tasso di occupazione femminile in Italia è 12 punti più basso del dato medio della Ue. Il part-time, per le fortunate che un posto ce l’hanno, è una formula quasi sconosciuta, iscrivere un bimbo all’asilo è da salasso.

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In cima alla lista dei Paesi migliori per condizioni di vita delle mamme c’è la Norvegia. In fondo l’Afghanistan. In entrambi i casi, non c'è molto da sorprendersi.
In particolare, è da anni che si parla della Scandinavia come della regione europea in cui lo stato di benessere è il migliore: ottima assistenza medica, intelligente sistema educativo, forte organizzazione del sistema sociale fanno della Norvegia - ma anche della Finlandia, della Svezia e della Danimarca - tra i territori del mondo dove far nascere e crescere un figlio è l'ideale.
Secondo l'indagine, la donna norvegese è una donna a cui, prima di tutto, non "capita" di avere un bambino: "sceglie" di concepirlo quando le condizioni glielo consentono. Ha più di 18 anni e ha ricevuto una buona istruzione. Partorisce in ospedale, ha un lavoro sicuro, vive in una città con servizi qualificati e gode di un’aspettativa di maternità tra le 46 e le 56 settimane. Impensabile nel Bel Paese.
Il traguardo deciso dall'Unione europea prevedeva, entro il 2010, una copertura minima per il 33% dei bimbi sotto i 3 anni. E invece soltanto Umbria, Emilia Romagna e Toscana hanno valori superiori al 20%.

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Ogni anno 8.8 milioni di bambini muoiono prima di compiere 5 anni e il 41% non sopravvive al primo mese. Si stima che circa 250.000 donne e 5.5 milioni di bambini che oggi muoiono potrebbero salvarsi gazie a poche misure semplici e a basso costo come l'assistenza specializzata al momento del parto, a vaccini e trattamenti diarrea e malaria.
Nei Paesi in difficoltà il 60% delle nascite avviene senza l'assistenza specializzata; 1 mamma ogni 23 muore (in Italia 1 su 26 mila); 1 bambino su 6 perde la vita entro i 5 anni; più di 1 minore su 3 soffre di malnutrizione; 1 su 5 non va a scuola; in media una donna ha 5 anni di studio; 9 madri su 10 con molta probabilità vedranno morire un loro figlio.
"La formazione ed impiego su ampia scala degli operatori sanitari di comunità, soprattutto donne, porterebbe di sicuro ad una sensibile riduzione di tante morti", spiega Francesco Aureli, Responsabile Policy e Advocacy per l'Italia di Save the Children. I Paesi che hanno fatto ricorso a queste figure hanno visto ridurre drasticamente i tassi di mortalità materna e infantile. Per perseguire gli Obiettivi del Millennio in questo settore occorre formarne e impiegarne almeno altri 4.3 milioni.

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Secondo l'11esimo Rapporto sullo Stato delle Madri nel mondo di Save the Children, l'Afghanistan è il Paese dove le madri e i bambini stanno peggio. In Norvegia ogni bambino nasce assistito da un'ostetrica o un dottore, in Afghanistan solo il 14%.
Al 28esimo della graduatoria stilata da Save the Children si trovano gli Stati Uniti d'America.
Questa la top ten dei Paesi dove le madri godono di un miglior benessere: Norvegia, Australia, Islanda, Svezia, Danimarca, Nuova Zelanda, Finlandia, Paesi Bassi, Belgio, Germania.
In fondo, oltre all'Afghanistan, troviamol Niger, Chad, Guinea Bissau, Yemen, Repubblica Democratica del Congo, Mali, Sudan, Eritrea, Guinea Equatoriale.

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